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Impianto di fitodepurazione di Castello Cabiaglio

 

Impianto di fitodepurazione a Castello CabiaglioL’intervento realizzato consiste nell’adeguamento del vetusto impianto di depurazione del Comune di Castello Cabiaglio mediante la riconversione delle strutture esistenti e la realizzazione, in un’area limitrofa, del sistema di trattamento secondario costituito da un impianto combinato di fitodepurazione. Si tratta di un sistema integrato di depurazione in cui sono presenti i processi classici di depurazione (i trattamenti primari) seguiti da processi di fitodepurazione (trattamenti secondari). Quest’ultimo sistema, oltre alle ottime efficienze depurative, si integra con l’ambiente e il contesto naturale in cui è inserito: i letti fitoassorbenti danno vita a un ambiente umido, in continuità con il paesaggio naturale limitrofo.

La rete fognaria comunale è di tipo misto e serve circa il 90% della popolazione residente che ammonta a circa 550 unità. Il vecchio impianto di depurazione è stato realizzato nel 1986 ed adeguato nel 1998 per permettere il raggiungimento dei limiti di accettabilità allo scarico. Tale impianto, progettato per 500 abitanti equivalenti, è risultato essere sottodimensionato e con importanti difficoltà e limitazioni nel suo funzionamento soprattutto nel periodo estivo in cui si registrano presenze fluttuanti stagionali. La presenza di fognatura mista e dunque le oscillazioni di portata associate ad eventi meteorici importanti, e il tipo di impianto depurazione preesistente causavano, da un lato il dilavamento spesso integrale dei fanghi, in corrispondenza di eventi piovosi particolarmente intensi, mentre il basso carico inquinante, in genere presente nei reflui, causava una difficoltà di sviluppo e mantenimento della biomassa all’interno dei reattori biologici. Tale situazione aveva già portato la Comunità Montana a pensare ad un collegamento fognario al depuratore consortile di Ferrera di Varese, ipotesi oggetto di uno studio di fattibilità che aveva quantificato l’intervento in oltre €1.500.000 di sole opere oltre all’IVA ed alle spese accessorie..

L’impianto di fitodepurazione è stata dunque una valida alternativa innanzitutto per i costi competitivi rispetto alla prima soluzione. Inoltre, la tipologia d’impianto che è stata proposta, mediante l’adozione di un sistema combinato di fitodepurazione permette, non solo di assolvere alla principale e fondamentale funzione di depurazione delle acque reflue secondo metodologie ormai consolidate, ma ben si inserisce in un contesto territoriale di particolare pregio ambientale. La fitodepurazione è un sistema biologico secondario ed è quindi indispensabile che sia preceduta da alcuni trattamenti primari quali la grigliatura, la dissabbiatura, la disoleatura e la sedimentazione primaria. Negli impianti di piccole dimensioni, a servizio di poche decine di abitanti, queste funzioni possono essere semplicemente integrate e contenute in uno o più bacini di tipo Imhoff di modesto volume. In questo caso, dove le dimensioni dell’impianto sono più consistenti, ed in presenza dell’impianto a fanghi attivi esistente, è stata sfruttata la possibilità, in ragione della convenienza economica e funzionale, di utilizzare le vasche esistenti quali trattamenti preliminari di preareazione e di sedimentazione primaria.

I reflui fognari, dopo il trattamento primario, vengono recapitati nell’area di localizzazione dell’impianto di fitodepurazione attraverso una condotta di recapito. Il sistema di fitodepurazione è suddiviso in un primo stadio, costituito da due letti a flusso sub-superficiale orizzontale, e da un secondo stadio, costituito da due letti a flusso sub-superficiale verticale, finalizzati al trattamento secondario e all’affinamento delle acque (ognuno dei quattro letti ha una superficie di circa 500 mq.). All’uscita del secondo stadio le acque depurate vengono recapitate nel corpo idrico recettore, immissario del Torrente Rancina con recapito finale al Lago Maggiore.

La soluzione progettuale è stata adattata alla particolare conformazione del versante che presenta una pendenza moderata per una superficie complessiva di circa un ettaro. Soprattutto in ragione dell’acclività dei versanti il progetto ha inteso innanzitutto adattare nel miglior modo i letti di fitodepurazione allo stato dei luoghi. Il sistema di fitodepurazione è stato dimensionato per 800 abitanti equivalenti in ragione sia dei futuri aumento dei residenti sia in considerazione delle presenze fluttuanti stagionali. Assumendo i valori di dotazione idrica giornaliera previsti per i Comuni aventi meno di 5.000 abitanti, per i residenti, si stima una portata di 250 l/(ab*d) quindi con una portata giornaliera prevista all’impianto di 200 mc./die in tempo secco e 1.000 mc/die in occasione di precipitazioni meteoriche.

L’impianto consiste in un sistema formato da due linee funzionanti in parallelo in cui vengono impiegati, il sistema a flusso sub-superficiale orizzontale, dove il refluo, distribuito su tutta la larghezza del letto, scorre costantemente nel medium, seguito da un sistema a flusso sub-superficiale verticale, in cui il refluo scorre, per flusso intermittente, lungo l’altezza del letto. Nei letti a flusso sub-superficiale il pelo libero dell’acqua è mantenuto sempre al di sotto della superficie del terreno in modo che il medium, materiale inerte sia saturo d’acqua. Il refluo percorre tutta l’altezza del letto scorrendo in senso orizzontale attraverso il substrato. Il medium, costituito da pietrisco frantumato, svolge una importante azione di filtrazione meccanica, oltre a rappresentare, insieme agli apparati radicali delle idrofite, il substrato di adesione delle colonie batteriche, funghi e protozoi, fautori della depurazione biologica. Nei letti a flusso sub-superficiale verticale, anch’essi con la presenza delle idrofite, i reflui vengono uniformemente distribuiti su tutta la superficie del letto in modo uniforme, attraverso un sistema di distribuzione in pressione, tale da determinare il completo allagamento del bacino. I reflui quindi percolano in senso verticale verso il sottostante strato di materiale inerte (ghiaia grossolana) attivando un processo di ossidazione biologica, provocata dalla presenza di ossigeno, del contenuto di azoto ammoniacale in ingresso.

La scelta delle macrofite è ricaduta sulle Cannucce di palude (Phragmites australis). Tale specie è la più comunemente impiegata per letti a flusso sub-superficiale, ciò a seguito sia della minore manutenzione necessaria sia di una crescita più veloce rispetto ad altre specie. Inoltre l’apparato radicale della cannuccia raggiunge una profondità di 60-70 cm, svolgendo la fondamentale funzione di trasferimento dell’ossigeno atmosferico attraverso le foglie e gli steli, fino alle radici, creando delle zone aerobiche necessarie ai batteri durante i processi ossidativi. Tale specie è innanzitutto nota per l’ottima efficienza nei processi di fitoassorbimento, ed inoltre, appartiene alla flora acquatica tipica degli ambienti umidi presenti nelle nostre zone.

TEMPI DI REALIZZAZIONE
inizio lavori maggio 2011
fine lavori novembre 2011

COSTO DELL'OPERA €.494.000,00                                            
lavori                      €.354.000,00
                                        
spese tecniche, IVA, monitoraggio ambientale     
€.140.000,00








FINANZIAMENTO
LOGO Fondazione Cariplo         €.277.000,00                                                                                                                     
Logo Comunità montana Valli del Verbano €.157.000,00
Logo Provincia di Varese €.60.000,00















€.354.000,00

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